Chi siamo

 Redazione 

Info Utili

Link

E-mail

 

 

 CITTA' DI ANGRI

 

www.comune.angri.sa.it

Popolazione: 29.991
Territorio comunale: 13.750 Kmq
Altezza sul livello del mare: 30 m
Grado di sismicità: medio
Corsi d'acqua: Sarno
Prefisso telefonico: 081
C.A.P.: 84012
A cura di Sergio Amato

Angri è una cittadina situata sulla valle del Sarno, il cui nome deriva dal concetto latino di "acqua appantanata". La presenza industriale è sostanziosa, soprattutto per la lavorazione dei pomodori, ma anche dei cotonofici e del commercio di legnami.
Questa cittadina, vanta uno dei palazzi di città più belli della zona, un castello, legato alla storica famiglia Doria. E' raggiungibile tramite le due tratte autostradali A3 e A30 e tramite la tratta ferroviaria Napoli-Salerno.

ANGRI

  Situata nella bassa valle del Sarno,tra i Monti Lattari e le falde del Vesuvio, Angri è un importante centro agricolo e sede di numerose industrie manifatturiere e del settore alimentare, in particolare dell’industria conserviera. Angri cominciò a svilupparsi nel secolo VII d.C.come Casale della Contea di Nocera; in seguito crescendo la sua consistenza territoriale ed economica, fu dato in feudo ai vari signori (Carafa, Avalos, Aquino, Zurlo). Il barone di Angri Giovanni Zurlo di fede Angioina, nella lotta alla successione al trono di Napoli tra Alfonso d’Aragona e Luigi III° d’Angiò, si schierò a favore di quest’ultimo. Allora la regina Giovanna II°, inviò Andrea Forte Braccio da Montone, capitano di ventura che sosteneva la causa aragonese, ad assediare il feudo Angrese. Nel 1421 dopo un breve assedio, devastò l’intero abitato e incendiò il castello. In seguito alla caduta di Alfonso d’Aragona, detronizzato dalla stessa regina, fu dichiarato legittimo erede Luigi III° d’Angiò, il quale per ringraziare Zurlo della sua fedeltà, inviò la regina Giovanna a ripristinarlo nel suo feudo. All’epoca del re Carlo I d’Angiò, molte famiglie Angresi elevate alla dignità nobiliare, iniziarono a costruirsi dimore gentilizie in diversi punti del feudo e le primitive strade del Paese,presero il nome di tali famiglie (CONCILIO, CORONATI, RISI, ARDINGHI). Verso la metà del secolo XV, Angri si staccò da Nocera divenendo una UNIVERSITAS e nel 1563 il sindaco Salvatore de Angelis, compilò i CAPITOLI dell’Universitas, stabilendo norme di vita amministrativa, adottate dai governi della Città fino all’Unificazione d’Italia. Ai principi del 1600 i DORIA ottennero che il feudo Angrese fosse eretto a PRINCIPATO, dal quale essi presero il titolo di PRINCIPI di ANGRI. Per merito di questa ricca e potente famiglia genovese, il Paese figura nella storia dell’arte, omonomizzato nel Palazzo Doria d’Angri in piazza dello Spirito Santo a Napoli, sede estiva dei Doria e splendido gioiello settecentesco. Ad Angri,nella località Pozzo dei Goti, nel 553 fu sconfitto ed ucciso il re dei goti Teia, ad opera dell’esercito bizantino comandato da Narsete, inviato dall’imperatore Giustiniano.

Fu l’ultimo atto della dominazione gotica in Italia.

IL NOME ANGRI

  Il significato del toponimo Angri, ha origine dalle caratteristiche “geomorfiche” del sito. Il nome deriverebbe dal latino tardo ANGRA, che significa acqua appantanata. Tali caratteristiche si riscontrano nel toponimo ancora vivo di una zona denominata “Paludicella”. Angri  da ANGER, ANCRA e ANGARA che indicavano fasce di terra coltivate lungo i fiumi; da ANGARIUS   l’animale da traino o campestre; da ANGARIUM  la stazione o officina di ferramenta e pulizia dei cavalli; da ANGRIVARI  popolazioni germaniche delle pianure, ribellatesi a Cesare e più tardi ammesse a militare negli eserciti romani; e da ANGARIA  stazione di posta, dove i viaggiatori si ristoravano ed effettuavano il cambio dei cavalli. Per la fertilità delle campagne e per la ricchezza della sua vegetazione che si estendeva tra le pendici dei monti Lattari e le sponde del Sarno, il LOCUS ANCHARIA, non poteva avere altro nome. Per la prima volta il nome Angri, apparve nel Codex Diplomaticus Cavensis dell’ 856, conservato nell’Abbadia di Cava dei Tirreni.

                Pagina a cura di Sergio Amato